La presenta di varie culture nella scuole porta a galla tra i ragazzi un forte sentimento etnocentrico che ha conseguenze gravi sul come vedere la presenza del diverso. Ci si chiude a gruppi e si allontana chi non rispetta i canoni condivisi del gruppo stesso. Sono anche frequenti i pregiudizzi, opinioni e atteggiamenti preconcetti, in genere su base emozionale, condivisi da un gruppo, rispetto alle caratteristiche di un altro gruppo. tutto ciò può degenerare in xenofobia. La scuola deve affrontare questi problemi senza tacerli o sottovalutarli; l’educazione antirazzista può essere considerata uno degli obiettivi all’interno dell’intercultura, anche se non coincide interamente con essa. In questo ambito sono comprese anche tutte le strategie attraverso cui si costruisce l’alterità, che oggi devono mirare in modo specifico a contrastare: antisemitismo, islamofofia e antizingatismo devono essere all'ordine del giorno. Respingere il razzismo equivale a sconfiggere un nemico che nn esiste.
venerdì 5 giugno 2015
mercoledì 6 maggio 2015
PIANO TRILINGUE TRENTINO
Il ''Ptt'' è un nuovo progetto fortemente voluto dalla provincia del Trentino che darà luogo nel prossimo anno scolastico 2015/2016 ad una sperimentazione presso vari istituti scolastici. L'idea di fondo è dare ai ragazzi un'esposizione sistematica ed uniforme delle lingue straniere in particolar modo all'inglese e al tedesco. Il primo passo è stato la individuazione dei due
esperti (per l'inglese Patrizia Calanchini Monti di Bologna, per il
tedesco il dottor Walter Cristoforetti di Salorno) incaricati di
predisporre le prove scritte del concorso pubblico per la copertura di
100 posti a tempo indeterminato ed eventuali assunzioni a tempo
determinato ove neccessario. Un'idea che col tempo potrebbe invadere anche il resto dell'italia. Viviamo in un mondo dove l'informazione vale spesso più del denaro e la capacità di sape comunicare con più persone possibile è un'enorme risorsa. Il sapere e la conoscenza rendono l'uomo libero.
venerdì 13 marzo 2015
Aiutiamoci ad inserirci:)
Due alunni stranieri su tre alle superiori sono in ritardo. Il nuovo
rapporto Caritas-Migrantes, sottolinea che
i problemi si accumulano soprattutto durante la scuola secondaria
superiore. Coloro che non riescono a stare al passo con i loro compagni
italiani, infatti, alle elementari sono il 16,3%, il 44,1% alle medie e
ben il 67,1% alle superiori. Ma da dove nasce questa differenza? Non
basta dire che il tipo di studio si fa sempre più complesso e che, alle
superiori, i prof tendono a bocciare di più che alle elementari e medie.
Infatti si stanno affacciando nuovi problemi: i "ghetti" di ragazzi
stranieri negli istituti tecnici e e professionali
e la tendenza delle loro famiglie di trapiantarli bruscamente nella
scuola italiana ormai adolescenti e senza aiuto nell'inserimento. Secondo voi questo è un problema a livello scolastico oppure sono i genitori dei ragazzi stranieri a dover provvedere ad un inserimento più graduale nelle nostre scuole? Un' po' gli uni e un' po' gli altri, la colpa non è mai solo da una parte, un'integrazione tra territorio e istituti scolastici dovrebbero essere all'ordine del giorno ma non sempre è possibile : mancanza di fondi, poco impegno da entrambe le parti e via dicendo....
Visto che i ''piani alti'' non rispondono come vorremmo allora dovremmo essere noi, adolescenti, i primi ad accogliere i nostri nuovi compagni, accompagnarli nell'inserimento, non solo scolastico, ma anche sociale!!!
mercoledì 25 febbraio 2015
Centralità della persona in relazione con l'altro
La pedagogia contemporanea, sia pure con varie sfumature, è orientata alla valorizzazione della persona e alla costruzione di progetti educativi che si fondino sull’unicità biografica e relazionale dello studente. La scuola italiana sceglie di adottare la prospettiva interculturale – ovvero
la promozione del dialogo e del confronto tra le culture – per tutti gli
alunni e a tutti i livelli: insegnamento, curricoli, didattica, discipline, relazioni,
vita della classe. Scegliere l’ottica interculturale significa, quindi,
non limitarsi a mere strategie di integrazione degli alunni immigrati, né a
misure compensatorie di carattere speciale. Si tratta, invece, di assumere
la diversità come paradigma dell’identità stessa della scuola nel pluralismo,
come occasione per aprire l’intero sistema a tutte le differenze (di
provenienza, genere, livello sociale, storia scolastica). Tale approccio si
basa su una concezione dinamica della cultura, che evita sia la chiusura
degli alunni/studenti in una prigione culturale, sia gli stereotipi o la folklorizzazione.
la promozione del dialogo e del confronto tra le culture – per tutti gli
alunni e a tutti i livelli: insegnamento, curricoli, didattica, discipline, relazioni,
vita della classe. Scegliere l’ottica interculturale significa, quindi,
non limitarsi a mere strategie di integrazione degli alunni immigrati, né a
misure compensatorie di carattere speciale. Si tratta, invece, di assumere
la diversità come paradigma dell’identità stessa della scuola nel pluralismo,
come occasione per aprire l’intero sistema a tutte le differenze (di
provenienza, genere, livello sociale, storia scolastica). Tale approccio si
basa su una concezione dinamica della cultura, che evita sia la chiusura
degli alunni/studenti in una prigione culturale, sia gli stereotipi o la folklorizzazione.
giovedì 19 febbraio 2015
Scuola Comune (FONTE Ministero della Pubblica Istruzione)
La scuola italiana si è orientata fin da subito a inserire gli alunni di citta-
dinanza non italiana nella scuola comune, all’interno delle normali classi
scolastiche ed evitando la costruzione di luoghi di apprendimento separati,
differentemente da quanto previsto in altri Paesi e in continuità con
precedenti scelte della scuola italiana per l’accoglienza di varie forme di
diversità (differenze di genere, diversamente abili, eterogeneità di provenienza
sociale). Si tratta dell’applicazione concreta del più generale principio
dell’Universalismo, ma anche del riconoscimento di una valenza
positiva alla socializzazione tra pari e al confronto quotidiano con la
diversità.
Tale scelta non è messa in discussione da pratiche concrete di divisione
in gruppi, in genere per brevi periodi e per specifici apprendimenti, principalmente
legati allo studio della lingua italiana.
Questo principio deve oggi fare i conti con i fenomeni di concentrazione/
segregazione che si stanno verificando in vari contesti e livelli di scuola
e con la richiesta di scuole differenziate da parte delle famiglie. Resta
essenziale il riferimento alla Legge n.62/2000 secondo la quale le scuole
paritarie che rientrano nel sistema pubblico di istruzione devono essere
improntate ai principi di libertà stabiliti dalla Costituzione e accettare
l’iscrizione alla scuola per tutti gli studenti i cui genitori ne facciano richiesta,
purché in possesso di un titolo di studio valido per l’iscrizione alla
classe che essi intendono frequentare.
dinanza non italiana nella scuola comune, all’interno delle normali classi
scolastiche ed evitando la costruzione di luoghi di apprendimento separati,
differentemente da quanto previsto in altri Paesi e in continuità con
precedenti scelte della scuola italiana per l’accoglienza di varie forme di
diversità (differenze di genere, diversamente abili, eterogeneità di provenienza
sociale). Si tratta dell’applicazione concreta del più generale principio
dell’Universalismo, ma anche del riconoscimento di una valenza
positiva alla socializzazione tra pari e al confronto quotidiano con la
diversità.
Tale scelta non è messa in discussione da pratiche concrete di divisione
in gruppi, in genere per brevi periodi e per specifici apprendimenti, principalmente
legati allo studio della lingua italiana.
Questo principio deve oggi fare i conti con i fenomeni di concentrazione/
segregazione che si stanno verificando in vari contesti e livelli di scuola
e con la richiesta di scuole differenziate da parte delle famiglie. Resta
essenziale il riferimento alla Legge n.62/2000 secondo la quale le scuole
paritarie che rientrano nel sistema pubblico di istruzione devono essere
improntate ai principi di libertà stabiliti dalla Costituzione e accettare
l’iscrizione alla scuola per tutti gli studenti i cui genitori ne facciano richiesta,
purché in possesso di un titolo di studio valido per l’iscrizione alla
classe che essi intendono frequentare.
lunedì 16 febbraio 2015
L'universalismo
L’assunzione di criteri universalistici per il riconoscimento dei diritti dei stranieri implica che l'istruzione è un diritto di ogni bambino, quandi anche di quello che non ha la cittadinaza italiana, considerato portatore di diritti come individuo in sè, indipendentemente dalla posizione dei genitori e anche indipendentemente dalla presenza dei genitori sul nostro territorio. Parallelamente l'istruzione scolastica è un diritto ma anche un dovere di tutti i ragazzi e quindi tutti loro devono contare sulle pari opportunità in materia di accesso, riuscita scolastica e orientamento. Nessuno nel 2015 dovrebbe sentirsi inferiore rispetto ad un altro per la sua provenienza, per la sua fisionomia o colore della pelle. Viviamo in un continente che ha lottato tanto per farsi chiamare ''Unione Europea'', lo stesso che per centinaia di anni ha vissuto l'immigrazione e l'emmigrazione come normalità, lo stesso che oggi è ricco di cultura e diversità di cui si vanta tanto grazie alla varietà di popoli che lo hanno attraversato e conquistato. Oggi il compito di non rovinare tutto questo è nostro, ma non sempre sembra essere chiaro.
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